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Espulsione: cosa fare

L’espulsione è una misura amministrativa che può essere disposta dal Ministro dell’Interno o dal Prefetto. E’ competente il Ministro dell’Interno nei gravi casi per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato. E’ disposta dal Prefetto, invece, quando lo straniero si trova irregolarmente sul territorio italiano o ci sono altri motivi di pericolosità sociale.

 

Il decreto di espulsione deve essere motivato, deve contenere l’indicazione dei termini e delle modalità di proposizione del ricorso, di regola 30 giorni dalla data della notifica, e deve essere tradotto in una lingua conosciuta dallo straniero oppure in casi eccezionali, in lingua francese, inglese, o spagnola.

 

A seguito di una importante pronuncia della Corte di Giustizia europea, l’espulsione può essere data per un tempo massimo di 5 anni. Tuttavia, spesso succede che una volta trascorso tale periodo, in mancanza di certezza sulla data di uscita dello straniero dal territorio italiano, questo viene considerato ancora presente, e il decreto di espulsione viene rinnovato in modo automatico. In tal caso, è importante presentare istanza alla Prefettura competente per chiedere la cancellazione della stessa, provando di aver trascorso 5 anni fuori dall’area Schengen.

 

L’autorità centrale di controllo sulle espulsioni ancora in corso e la Divisione N.SIS (Sistema informativo Schengen). Ogni cittadino può esercitare il diritto di accesso direttamente nei confronti di tale autorità la quale, generalmente entro tempi brevi, rilascia una risposta ufficiale con indicazioni della eventuale sanzione di espulsione ancora in essere e la Prefettura che l’ha disposta.

 

Il primo passo da compiere, quindi, è quello di chiedere, tramite raccomandata a/r, se il proprio nominativo risulta tra quelli presente nel database N.SIS. Solo successivamente si potrà predisporre la richiesta di cancellazione.

 

 

 

 

 

 

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